Dalle campagne di Noto, tra i 400 e i 500 metri di altitudine, nasce Aurìa, olio extravergine di oliva biologico siciliano ottenuto dall’incontro tra Moresca e Nocellara del Belice. Raccolta manuale, estrazione a freddo e un’identità mediterranea che nel 2026 ha raggiunto anche Londra.

Ci sono prodotti che appartengono a un territorio e altri che riescono a raccontarlo.
Aurìa appartiene sia alla prima che alla seconda categoria.
Nasce nel territorio di Noto, nel sud-est della Sicilia, da oliveti tradizionali situati tra i 400 e i 500 metri sul livello del mare.
È qui che prende forma un olio extravergine di oliva biologico costruito intorno all’incontro di due varietà: Moresca per l’80% e Nocellara del Belice per il restante 20%.
Due cultivar, una raccolta manuale e un processo di estrazione a freddo danno origine a un olio dal carattere profondamente mediterraneo.
Ma per comprendere Aurìa bisogna partire da prima della bottiglia.
Bisogna partire dalla terra.
Nelle Valli di Noto, dove nasce Aurìa

Gli oliveti da cui nasce Aurìa si trovano in Contrada Casale, nel territorio di Noto, in provincia di Siracusa.
Sono oliveti di tipologia tradizionale, con un sesto d’impianto 6 × 6, situati a un’altitudine compresa tra 400 e 500 metri sul livello del mare.
Potrebbero sembrare semplicemente informazioni tecniche.
In realtà raccontano qualcosa di più.
Raccontano il rapporto tra un prodotto e il luogo dal quale proviene.
Perché quando parliamo di olio extravergine di oliva siciliano, il territorio non è semplicemente un’indicazione geografica riportata su un’etichetta.
È il punto dal quale comincia la sua identità.
Ed è proprio da questa parte della Sicilia che comincia la storia di Aurìa.
Moresca e Nocellara del Belice: due anime in un unico olio
Aurìa nasce da un blend preciso:
80% Moresca
20% Nocellara del Belice
La Moresca costituisce quindi il cuore dell’olio, mentre la Nocellara del Belice ne completa il profilo.
Conoscere le cultivar significa iniziare a comprendere perché oli extravergini differenti possano esprimere profumi, intensità e sensazioni diverse.
Ed è proprio dall’incontro tra queste due varietà che prende forma una parte fondamentale dell’identità di Aurìa.

Il profilo sensoriale di Aurìa
Alla vista, Aurìa si presenta di verde intenso.
Il suo profilo olfattivo è caratterizzato da un fruttato medio-intenso, nel quale emergono sentori che appartengono immediatamente all’universo vegetale mediterraneo:
pomodoro, erba tagliata e carciofo.
Al palato, il carattere dell’olio si manifesta attraverso un piccante medio-intenso, accompagnato da un amaro delicato.
Sono caratteristiche che permettono di iniziare a leggere Aurìa non soltanto come un condimento, ma come un ingrediente dotato di una propria identità sensoriale.
Un olio può essere osservato.
Può essere annusato.
Può essere assaggiato.
E soprattutto può essere compreso.
Proprio come accade con il vino.
La raccolta: quando il tempo diventa parte della qualità
La produzione di Aurìa segue il ritmo della campagna.
Secondo la scheda tecnica del prodotto, il periodo di raccolta si estende indicativamente dal 10 settembre al 30 ottobre.
La raccolta viene effettuata attraverso brucatura manuale.
In un mondo nel quale la produzione alimentare viene spesso raccontata attraverso velocità e quantità, all’origine di Aurìa rimane quindi un gesto agricolo antico:
raccogliere le olive manualmente.

Dall’oliva all’olio: l’estrazione a freddo
Dopo la raccolta arriva uno dei momenti determinanti del processo: l’estrazione.
Aurìa viene prodotto attraverso un ciclo continuo integrale a freddo, a due fasi, secondo quanto riportato nella documentazione tecnica del prodotto.
Territorio, cultivar, raccolta ed estrazione smettono così di essere informazioni separate.
Diventano parti della stessa storia.
Quella che conduce dall’olivo all’olio.
[IMMAGINE 5 – FRANTOIO / ESTRAZIONE DELL’OLIO]

Ed è anche per questo che parlare di un olio extravergine significa andare oltre ciò che troviamo nella bottiglia.
Dietro il prodotto finale esiste una successione di decisioni agricole e produttive che contribuiscono a definirne il carattere.
Aurìa, olio extravergine di oliva biologico
Aurìa è un olio extravergine di oliva biologico siciliano.
La documentazione tecnica del prodotto riporta la certificazione biologica dell’ente CCPB, con codice DD92.
Ma anche la parola biologico acquista maggiore significato quando viene inserita all’interno dell’intera storia del prodotto.
Provenienza.
Agricoltura.
Cultivar.
Raccolta.
Trasformazione.
Sono elementi che consentono a chi sceglie una bottiglia di conoscere qualcosa in più di ciò che sta portando sulla propria tavola.
E rappresentano anche alcuni dei temi che approfondiremo progressivamente all’interno del Domina Winery Journal, per raccontare non soltanto il prodotto finito, ma la cultura che esiste dietro un olio extravergine italiano.
Da Noto a Londra: Aurìa premiato al LIOOC 2026
La storia di Aurìa, però, non si è fermata nelle campagne siciliane.
Nel 2026, Aurìa ha raggiunto Londra ottenendo un Silver Award al London International Olive Oil Competition 2026.
Un riconoscimento internazionale che aggiunge un nuovo capitolo al percorso di questo olio.
Da una parte ci sono Contrada Casale e gli oliveti di Noto.
Dall’altra, Londra e una competizione internazionale dedicata al mondo dell’olio d’oliva.
In mezzo c’è Aurìa.
Un olio che porta con sé cultivar, territorio, raccolta e lavoro agricolo siciliano.

Un premio non sostituisce naturalmente l’esperienza di chi assaggia un prodotto.
Ma può rappresentare un riconoscimento del percorso che esiste dietro di esso.
Per Aurìa significa aggiungere Londra a una storia iniziata molto più a sud.
Una storia cominciata in Sicilia e arrivata su un palcoscenico internazionale.
→ Scopri il riconoscimento ufficiale di Aurìa al LIOOC 2026
Scheda ufficiale Aurìa – LIOOC 2026
Come degustare un olio extravergine come Aurìa
Un extravergine con queste caratteristiche può naturalmente accompagnare la cucina quotidiana.
Ma almeno una volta vale la pena concedergli la stessa attenzione che riserveremmo a un vino.
Versarne una piccola quantità.
Osservarlo.
Avvicinarlo al naso.
E soltanto dopo assaggiarlo.
Nel caso di Aurìa, il primo elemento visivo è il suo verde intenso.
Poi arrivano le sensazioni vegetali: pomodoro, erba tagliata e carciofo.
Infine il palato, dove emergono il piccante medio-intenso e l’amaro delicato.
Conoscere queste caratteristiche significa anche iniziare a comprendere quali piatti possano dialogare meglio con l’olio.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della cultura dell’olio extravergine.
Imparare ad assaggiarlo significa smettere di considerare tutti gli oli uguali.
Aurìa a tavola: gli abbinamenti
La documentazione tecnica suggerisce Aurìa in abbinamento a carni crude, pesce fritto o bollito, legumi e insalate.
Ma esiste anche un modo estremamente semplice per iniziare a comprenderne il carattere:
assaggiarlo a crudo.
Su una fetta di pane.
Su un piatto di legumi.
Su un’insalata.
Oppure su una preparazione di pesce capace di lasciare spazio all’identità dell’olio.

Il contrasto tra il carattere delicato della materia prima e le componenti vegetali, amare e piccanti dell’olio permette ad Aurìa di diventare parte integrante dell’esperienza gastronomica.
Perché un extravergine con una propria personalità non deve necessariamente nascondersi all’interno di una preparazione.
Può diventarne protagonista.
Vino e olio: due modi di raccontare la terra
È qui che Aurìa entra pienamente nell’universo Domina Winery.
Vino e olio sono prodotti profondamente differenti, ma condividono una caratteristica fondamentale:
nascono dalla terra e possono raccontarla attraverso i sensi.
Nel vino troviamo vitigni, vigneti, vendemmie e territori.
Nell’olio incontriamo cultivar, oliveti, raccolte, frangitura e profili sensoriali.
Due mondi differenti che appartengono però alla stessa grande cultura agricola e gastronomica italiana.
Aurìa permette così di aprire un nuovo percorso.
Accanto ai vini, ai vitigni e ai territori vitivinicoli inizieremo ad approfondire anche il mondo dell’olio extravergine di oliva italiano e siciliano di domina winery.
Una bottiglia, un territorio
Alla fine, raccontare Aurìa significa raccontare una successione di luoghi, varietà e gesti.
Noto.
Gli oliveti tra 400 e 500 metri.
La Moresca e la Nocellara del Belice.
La raccolta manuale.
L’estrazione a freddo.
La produzione biologica.
E infine un viaggio che dalla Sicilia ha portato Aurìa fino a Londra.
Dentro una bottiglia di olio extravergine possono convivere molte più cose di quanto immaginiamo.
Ed è forse questa la maniera migliore per avvicinarsi ad Aurìa.
Non considerarlo semplicemente qualcosa da versare sopra un piatto.
Ma come un racconto delle Valli di Noto che prende forma attraverso l’olio.

Scopri Aurìa
Olio Extra Vergine di Oliva Biologico Siciliano
Dalle Valli di Noto, un olio nato dall’incontro tra Moresca e Nocellara del Belice, dalla raccolta manuale e dall’estrazione a freddo.


