I nuovi orizzonti del vino italiano: i 13 mercati emergenti che stanno cambiando l’export mondiale

Mentre i consumi rallentano nei mercati storici, il vino italiano trova crescita in Europa orientale, Asia, Africa e America Latina

Per decenni Stati Uniti, Germania e Regno Unito hanno rappresentato il cuore dell’export del vino italiano. Oggi però il settore vitivinicolo affronta una trasformazione profonda: inflazione, instabilità geopolitica, nuovi dazi commerciali, riduzione dei consumi di alcol nelle economie mature e cambiamenti generazionali stanno ridisegnando la geografia mondiale del vino.

In questo scenario emerge una nuova mappa delle opportunità.

Secondo le analisi di Wine Monitor di Nomisma, tredici Paesi stanno diventando i nuovi protagonisti dell’importazione di vino e potrebbero rappresentare una delle principali aree di crescita per il Made in Italy nei prossimi anni: Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Messico, Perù, Colombia, Marocco, Costa d’Avorio, Angola, India, Kazakistan e Thailandia.  

Non si tratta più di mercati marginali: il fenomeno appare strutturale.

Export italiano: crescita doppia rispetto ai mercati tradizionali

Le esportazioni italiane verso questi 13 Paesi hanno raggiunto 405,6 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 4,3% rispetto all’anno precedente e un incremento medio annuo dell’11,4% dal 2019.  

Parallelamente, le importazioni complessive di vino in questi mercati sono aumentate mediamente del 7,1% annuo negli ultimi anni, arrivando a valere circa 1,7 miliardi di euro.  

Il dato più interessante è che questa crescita avviene mentre molti mercati storici mostrano rallentamenti o contrazioni nei consumi.

Perché sta succedendo?

Le ragioni sono molteplici:

  • crescita della classe media in diversi Paesi emergenti;
  • aumento del turismo internazionale;
  • diffusione della ristorazione italiana all’estero;
  • maggiore interesse per prodotti premium europei;
  • espansione dell’e-commerce alimentare;
  • occidentalizzazione dei consumi in alcune economie asiatiche e africane.

In molte città dell’Est Europa e dell’Asia il vino italiano è percepito come prodotto di fascia alta, associato a stile di vita, cucina mediterranea e qualità.


La Polonia guida la nuova corsa del vino italiano

Tra tutti i mercati emergenti, la Polonia è il caso più sorprendente.

Il Paese è oggi il principale sbocco per valore e volume tra i 13 individuati, davanti a Repubblica Ceca, Messico e Romania.  

Negli ultimi anni la crescita economica polacca, l’aumento del potere d’acquisto e la diffusione della cucina internazionale hanno favorito una rapida espansione del consumo di vino.

Per molti produttori italiani, Varsavia rappresenta ormai un mercato strategico quanto alcune destinazioni tradizionali dell’Europa occidentale.


Prosecco protagonista assoluto

Se c’è un vincitore evidente della nuova geografia del vino, è il Prosecco.

Gli spumanti italiani hanno aumentato il loro peso nell’export verso questi mercati, passando dal 32% al 37% del totale in pochi anni.  

Il Prosecco domina soprattutto nell’Europa orientale, dove intercetta:

  • consumi legati alla socialità;
  • fascia premium accessibile;
  • preferenza crescente per vini freschi e facili da bere.

Anche Asti e altri spumanti italiani stanno registrando performance significative in Paesi come Polonia, Messico e Perù.  


Thailandia, Marocco e India: i mercati da osservare nei prossimi dieci anni

Alcuni Paesi mostrano potenzialità ancora più interessanti perché partono da livelli di consumo bassi.

Thailandia

Sta emergendo come uno dei mercati con la crescita più rapida per vini imbottigliati e spumanti. L’espansione del turismo internazionale favorisce il consumo di etichette europee.  

India

Nonostante tasse elevate e complessità burocratiche, rappresenta uno dei maggiori bacini di consumatori futuri grazie alla crescita della classe media urbana.  

Marocco

Sorprende per l’incremento degli acquisti di spumanti italiani, segnale di trasformazione dei modelli di consumo nelle fasce urbane più internazionalizzate.  


La sfida: diversificare per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti

Gli Stati Uniti restano il principale mercato del vino italiano, ma le tensioni commerciali e i possibili dazi hanno mostrato quanto sia rischioso dipendere da poche destinazioni.  

Per questo il futuro dell’export potrebbe basarsi su una strategia diversa:

meno concentrazione sui mercati storici, maggiore presenza in economie emergenti ad alta crescita.

È un cambiamento culturale oltre che commerciale.


Il prossimo decennio del vino italiano si giocherà fuori dai mercati tradizionali

La crescita in Polonia, Messico, Repubblica Ceca o Thailandia non sembra più episodica.

Il vino italiano continua a essere uno dei simboli più forti del Made in Italy nel mondo, ma la nuova partita si giocherà dove oggi i consumi sono ancora giovani e il potenziale non è stato pienamente espresso.

I prossimi leader dell’export potrebbero non essere New York o Londra.

Potrebbero essere Varsavia, Bangkok o Città del Messico.

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